Gioco d'azzardo: esame critico

ETIMOLOGIA DEL TERMINE
 "Azzardo" deriva dal francese "hasard", a sua volta termine di origine araba, "az-zahr": dadi.

 

COSA SI INTENDE PER GIOCO D'AZZARDO?

E' una forma di scommessa fra due o più "contendenti", gioco caratterizzata dai seguenti parametri:

  • La vincita o la perdita è dovuta al caso (ma ci sono anche casi in cui il giocatore fa valere la sua abilità, cercando di risolvere a proprio vantaggio la scommessa tramite proprie conoscenze e/o abilità specifiche). Ad esempio il gioco del poker può essere considerato un gioco d'azzardo solo alla breve; alla lunga vincerà sicuramente il giocatore più esperto. Dunque il poker strettamente parlando non dovrebbe essere considerato un gioco d'azzardo (azzardo impuro)
  • La vincita della scommessa consente di ottenere un premio, solitamente (ma non sempre) denaro.
  • La perdita della scommessa provoca la perdita di denaro o equivalenti

CENNI STORICI

Il Gioco d'Azzardo (GA) non è certamente un fenomeno (o un problema) recente. Esso è infatti profondamente radicato nella natura umana, tanto che ricerche archeologiche e antropologiche hanno dato l'origine del fenomeno nel 3000-4000 A.C. Nella civiltà egiziana, infatti, era già praticato il gioco dei dadi. Non ho dubbi che anche prima di tale "periodo" storico esistesse già qualche forma di gioco d'azzardo. Anche in India, Giappone e Cina, si hanno testimonianze di forti scommesse, sia al gioco dei dadi che alle corse dei carri. Anche nella Roma imperiale, si ha memoria di forti giocatori. E' da notare che il fenomeno ha interessato (chiaramente con le debite proporzioni) personaggi illustri ed illustri sconosciuti, tanto che si può parlare di fenomeno "ubiquitario", diffuso in ogni stato sociale.

Oltre che il gioco dei dadi nei secoli c'è stata grande diffusione delle scommesse sui cavalli. Nel secolo XVI si ha testimonianza delle prime lotterie. La roulette fu inventata nel XVI secolo dal filosofo e scienziato Pascal.

 

ESISTONO DUE TIPOLOGIE DI GIOCATORI D'AZZARDO

  • Quelli che vi si dedicano con l'unico scopo di ottenere un utile.
  • In questa categoria troviamo studiosi che con i loro calcoli sperano di battere il caso e subdoli personaggi che forzano la mano alla fortuna: i bari. Da notare che il fenomeno della truffa al gioco è tutt'altro che recente: nel periodo storico in cui sono stati trovati i primi dadi "regolari" sono stati trovati anche dadi "truccati" (appesantiti da un lato".
  • Quelli che traggono godimento dal gioco in se (sono ben note le variazioni biochimiche prodotte dal gioco, variazioni associabili non "il piacere").

Attualmente, il gioco d'azzardo è diventato un'attività di enorme rilevanza economica, con giri d'affari di svariati miliardi di euro. Ovviamente la malavita, organizzata o meno, è entrata nell'affare, con utili nettamente superiori a quelli ottenuti da organizzazioni "legali".

Il gioco d'azzardo ha altre sì grosse implicazioni sociali: non sono rari i casi di persone che si rovinano al gioco, che non riescono a smettere che, causa gioco cadono nel vortice dell'usura….o addirittura che in casi estremi decidono di suicidarsi. In questi casi il gioco d'azzardo diviene patologico (Gioco d'Azzardo Patologico).

 

QUANDO IL GIOCO D'AZZARDO PUÒ ESSERE CONSIDERATO UNA MALATTIA?

Fare una puntatine al casinò o comprare un "gratta e vinci" è patologico? Allo stesso modo, bere un Gin o fumare una sigaretta è patologico? Bere, fumare e giocare sono fenomeni diversissimi fra loro, ma con un punto in comune: possono divenire una malattia.

Non si può parlare di malattia se:

  • il soggetto ha la capacità di interrompere il fenomeno a suo piacimento (comportamento deliberato) 
  • il soggetto riesce a stabilire dei limiti
  • quando supera tali limiti sa che è sbagliato

Esempio: decido di giocare 100 euro al casinò; tutto bene, un modo come un altro ripassare una serata. Finisco i 100 euro ne cambio altri 100. So che non dovrei però lo faccio lo stesso, consapevole di commettere un errore (è un vizio, non ancora una malattia) prelevo ulteriore contante, non rendendomi conto di quello che faccio, sperperando più di quanto posso permettermi, il fenomeno assurge al grado di malattia!

Ovviamente fra l'essere in grado di interrompere a proprio piacimento e "illudersi di poterlo fare" il confine è spesso labile. Quasi tutti i malati, si giustificano dicendo che: "Posso smettere quando voglio".

 

NOTA: i consigli riportati in questa sezione hanno valore puramente informativo, non sono prescrizioni. Per qualsiasi problema di carattere psicologico è necessario rivolgersi A PERSONALE MEDICO.