Il colpo dell'Inglese al trente et quarante

leggenda o realtà del trente et quarante?

 

Nei primi anni del 900 un giocatore inglese riuscì a sconfiggere il trente et quarante: ideò una tecnica di conta che dava in alcune circostanze, un vantaggio matematico sul banco. Questo vantaggio era relativo solo all'ultima mano di gioco.

Egli realizzo forti vincite a Monte Carlo, fin quando un impiegato ebbe una brillante idea per fermarlo. Tale impiegato propose di "bruciare" le prime 5 carte, ovvero di levarle dal gioco, ovviamente senza farle vedere.

 

In tal modo all'ultima mano della taglia del trente et quarante l'Inglese non poteva avere la certezza di quali fossero le carte residue. Quest'accorgimento diede scacco matto all'inglese che non potette più adoperare la sua micidiale strategia. 

 

C'è da dire che prima di "essere scoperto", l'Inglese, per aumentare le proprie occasioni di gioco si rivolse a dei segretari, ciascuno dei quali doveva seguire un tavolo ed avvisarlo quando l'occasione fosse stata propizia.

 

Ovviamente, a poco a poco il segreto si diffuse, tanto da divenire di dominio pubblico. Infatti nel 1929 Billedivoire, al secolo Pierre Argò, noto ludologo, svelò (secondo lui) l'arcano, nel suo libro "Jouer et gagner".

:

"Bisogna contare le carte, assegnando ad esse il loro valore facciale. Ogni volta che, si arriva all'ultima mano della taglia con un punteggio compreso fra 1969 e 1977, il Rosso è fortemente favorito!"

Ovviamente Argò diede anche una spiegazione matematica del fenomeno, con precise percentuali.

 

Purtroppo il segreto non era certo quello e, la spiegazione matematica dell' Argò, era scorretta.

Come visto nell'apposita sezione, infatti, R e N sono sempre e inequivocabilmente EQUIPROBABILI, a prescindere dalla composizione del mazzo.

In realtà l'inglese giocava, oltre che R e N, anche C e I e, proprio la combinazione delle due chance dava la certezza di non perdere! Vale a dire che, in alcuni colpi, o si pareggiava, o si vinceva: perdita esclusa matematicamente! In altri casi la perdita era molto rara.

Vediamo un esempio "estremo" di una residuo di mazzo al trente et quarante in cui è impossibile perdere.

Rimangono nel mazzo sette 10 Rossi e un un 3 nero. Il 3 nero può disporsi ovviamente in 8 posizioni diverse, tutte equiprobabili. Vediamo di seguito queste posizioni, con i punteggi e i risultati del colpo: 

 

 

Vediamo cosa succede ad un ipotetico "Inglese" che, conoscendo la disposizione del mazzo decida di sfruttarla, puntando contemporaneamente Nero e Colore.

Nel 1° caso vince 2 pezzi

Nel 2° caso pareggia

Nel 3° caso pareggia

Nel 4° caso pareggia

Nel 5° caso pareggia

Nel 6° caso pareggia

Nel 7° caso pareggia

Nel 8° caso pareggia

 

Quindi la perdita è impossibile: vale la pena di "giocarsi la casa!"

Traducendo in numeri parliamo di un vantaggio matematico del 25% al trente et quarante, con impossibilità di perdere e con capitale necessario due pezzi!

Ovviamente questo è un caso particolare, ma ne esistono a centinaia (anche se molti prevedono una sia pur bassa percentuale di perdita).

 

Il bruciare le 5 carte ha però "distrutto" molti dei vantaggi dell'"inglese"!

A questo punto i nostri lettori ci chiederanno se noi conosciamo la conta dell'inglese e se, con opportune modifiche e, con un ovvio calo del rendimento, può essere applicata (come sosteneva il ludologo Henry Daniel) con successo anche oggi al trente et quarante.

 

La risposta è affermativa per entrambi i casi. C'è da dire che le percentuali di vantaggio sono però modeste ma comunque "interessanti".

 

E, nel nostro trattato "la scienza segreta del trente et quarante: dal colpo dell' Inglese al colpo dell'Italiano", sveleremo l'arcano.

 

Non si aspetti però il lettore di arricchirsi: il vantaggio matematico c'è (più alto del solo gioco C e I) ma le occasioni di gioco rimangono rare.

Ma forse, vale la pena di seguire il trente et quarante!